23 febbraio 2007

L'obliterazione palingenetica.. (1a Parte)

Ora capisco perchè nessuno sa niente su Tuvixeddu. Vi pubblico una parte della prefazione dell'unica pubblicazione su Tuvixeddu da parte di uno degli "esperti" della Commissione Regionale su Tuvixeddu.

"...Praefactio.
Se è vero che le città nella loro conclamata matericità visibilmente e forse banalmente denunciano l'evidenza delle summae di passati trascorsi, è forse più vero che il senso della loro vicenda si invera soprattutto in luoghi limitanei e sfrangiati, a tutta prima non eclatanti, rarefatti ed indefiniti, sospesi e nascosti, in perenne incerta dissolvenza rispetto ai nuclei compatti. Luoghi in cui l'urbano si sgrana e si declina nelle svariate articolazioni e stratificazioni ed in cui persistono e sono leggibili quelle trame che nel cuore degli insediamenti sono divorate o lacerate o, al peggio, del tutto defunte. Luoghi oggi sbrigativamente o precipitosamente involuti nella categoria del non significante e forsanche del non storico ovvero del vacuum locum, in una accezione beninteso opposta al polarizzante e condensato vuoto del vacua loca del fanum. Cagliari ne è esemplare come città compatta lo è anche come concentrato di luoghi insegretiti ed eclissati; rimossi e di margine nell'universo del presente. ...."

Ora, se qualche anima buona me lo traduce......

22 febbraio 2007

Tuvixeddu: Chi ha vinto e chi ha perso

E vincolo fu!
Si chiude così (per il momento) questo capitolo di Tuvixeddu con una delibera di vincolo che rimette tutto in discussione; è la vittoria (di Pirro) di coloro i quali, pur non avendo mai messo piede sul colle (se non per fare qualche passeggiata) hanno avuto il potere di convincere la RAS a ridisegnarlo secondo i loro punti di vista.
Persone che nell'area di Tuvixeddu non hanno mai e dico mai redatto un diario di scavo, un rilevamento, una stratigrafia o quant'altro che possa testimoniare il loro lavoro sul campo. La presenza sul campo: l'unica cosa che autorizza il poter parlare su un argomento, l'unica differenza tra il dire ed il saper dire.
Questi "teorici" hanno avuto il potere di far passare le loro visione di "cupezza" che deve permeare un tale luogo. Ora, sicuramente non sono un archeologo (e me ne guardo bene dall'esserlo) ma è bastato leggere qualche testo per accorgersi che la concezione dell'oltretomba del periodo non aveva nulla di "cupo", la "cupezza" dell'oltretomba, storiograficamente parlando, è nata nel Medioevo.
Hanno affermato che si è scavato troppo, mettendo così a repentaglio (???) l'integrità delle tombe, come se fosse possibile creare un Parco Archeologico con tombe interrate: ve lo immaginate un sito coperto dove, in corrispondenza di ogni tomba (accuratamente interrata se no si rovina) un biglietto con la descrizione di quello che ci sta dentro?
Hanno coscientemente e scientificamente distrutto qualsiasi cosa sia stata fatta nell'area di Tuvixeddu, forse perchè non realizzata da loro.
Ora saranno da rifare tutti i progetti per tutta l'area. Chissà chi firmerà i progetti e chi curerà la "ricostruzione"...
Domani si leggerà di tanti vincitori (italica prassi saltare sul carro dei vincitori) in cerca di briciole di visibilità (ed altro), sicuramente non si leggerà di chi ha veramente perso in questa insensata battaglia: il buonsenso e Tuvixeddu.

Approvato il vincolo su Tuvixeddu

Giusto per la cronaca, alle ore 10.30 è stato approvato dalla Commissione il Vincolo totale su Tuvixeddu.
La fine del Parco?

Di questo NON si parla

39°28’38.20 N – 9°1’0.63 E
39°33’34.45 N – 8°58’38.10 E
39°27’48.74 N – 9°3’32.06 E
39°27’11.13 N – 9°2’55.05 E

Si, avete letto bene: si tratta di coordinate geografiche. Coordinate che indicano quattro località che vi invito a visitare (magari utilizzando Google Earth) per vedere con i vostri occhi che non tutti gli scempi vengono difesi allo stesso modo.
Vi dirò di piu’: si tratta di località in cui, nelle vicinanze, vanno a cercare (e trovano) reperti archeologici col metal detector…..

20 febbraio 2007

Scava scava....

Nell’articolo “Scoperte… Ricoperte” pubblicato su questo blog in data 4 Febbraio 2007, parlavo del sito archeologico esistente in Via Trieste 105, attualmente coperto da un parcheggio e da un palazzo; è con evidente piacere, quindi che leggo un articolo su “il Sardegna” di oggi (20/02/2007) in cui si ritorna sull’argomento.
La vera notizia è che la Regione Sarda, ed in particolare l’Assessorato al Turismo ha fatto un autogol clamoroso: sotto un suo palazzo vi è un sito archeologico di una discreta rilevanza e cosa fa? Ci lascia sopra un parcheggio invece di attivarsi immediatamente per valorizzare ciò che si ritrova, praticamente in cantina.
Voglio ben sperare che il Governatore Soru cui sta a cuore il recupero dell’immagine della sua Regione e la valorizzazione delle sue tradizioni, ne fosse all’oscuro e che, venendone a conoscenza adesso, attivi i meccanismi atti al recupero di questo pezzetto di storia di Cagliari attualmente parcheggiato sotto lo stabile dell’Assessorato al Turismo.
Infatti, in Via Trieste 105 vi sono gli uffici dell’Assessorato al Turismo (con parcheggi annessi).
Una riflessione, per concludere: è mai possibile che, all'epoca, far ricoprire il sito da un parcheggio, nonostante l’importanza della scoperta fatta, sia stato considerato il male minore? A meno che i vincoli totali all’epoca non fossero stati ancora inventati….

19 febbraio 2007

A Claudio

I genitori non sono eterni anche se noi figli continuiamo a pensarlo; anche per loro arriva il momento di lasciarci. E' il destino che decide quando, anche se per noi è sempre troppo presto. Con loro va via un pezzetto di noi, quello che non pensavamo di avere ed invece è il piu' importante. Ci si ritrova così piu' soli e piu' indifesi e, d'un tratto, il mondo ci sembra piu' vuoto, piu' silenzioso e, forse, piu' inutile.
Ci si sveglia al mattino e la giornata sembra un po' piu' buia mentre tutto quello che ci circonda sembra avere meno importanza di prima e noi rincorriamo con la mente tanti piccoli ricordi creduti persi per sempre.
La vita deve pero' continuare e dobbiamo ancora percorrere la nostra strada; oggi forse no ma domani, cercando di vedere oltre l'orizzonte, li rivedremo, sorridenti, guardarci mentre cerchiamo di essere noi stessi.
Le persone vivranno sempre accanto a noi, basta non dimenticarle.
Giorgio

16 febbraio 2007

La proposta di Amici Di sardegna


Ricevo stamane dall'Associazione "Amici di Sardegna" un comunicato stampa, peraltro interessante dato che rimarca le medesime perplessità sul fattore "fattibilità economica" da me più volte espresse in questo blog giorni addietro.


Tuvixeddu: E se i cittadini manifestassero il loro reale volere?

Nonostante i nostri ripetuti inviti al confronto e al dialogo, le parti in causa sembrano oramai determinate ad adire le vie legali per la soluzione delle controversie sull’annosa vicenda.
Senza voler dire nulla di più, addebitare responsabilità, negligenza, colpa o dolo a qualcuno, si vuole fare una semplice e praticabile proposta che ben s’inserisce nelle dinamiche della democrazia partecipata a cui, oggi, i nostri amministratori sembrano dare sempre più attenzione.
Infatti un contributo per la soluzione della vicenda può venire proprio da ciò che, fino ad oggi, è stato poco considerato o talvolta citato per argomentare strumentalmente ragioni pro o contro le proposte, ma niente di più. Pensiamo ad una manifestazione di “reale volere popolare”.
Per questo si propone di indire delle consultazioni che, tecnicamente, sono espressamente previste dal nostro ordinamento, dando la possibilità a tutti di esprimersi e “togliere dalla naftalina” un importante strumento di democrazia diretta. Peraltro i Regolamenti degli enti pubblici territoriali prevedono non solo la possibilità di rivolgere istanze, petizioni e proposte dirette a promuovere una migliore tutela di interessi individuali e collettivi ma, in certi casi, di avviare una vera e propria consultazione referendaria, previo il superamento di un iter procedurale. Comunque vadano le cose, il risultato ottenuto avrà una forte valenza in ogni senso e potrebbe determinare l’adozioni di scelte politiche.
Del resto quale è l’amministratore che non tiene in debito conto questa volontà?
Se così non fosse saremmo in presenza di un eloquente atto di collasso politico che provocherebbe, anche nel breve periodo, inevitabili ripercussioni anche sugli assetti isituzionali dei nostri organi politici.
Certo tutto questo si potrebbe ancora evitare se prevalesse il buon senso e i “contendenti” trovassero un’ipotesi di accordo stragiudiziale che avesse il baricentro in un “comune denominatore” concettuale, derivato dal confronto dei differenti, rispettivi e vicendevoli concetti di “danno minore” e “di vantaggio maggiore” che le parti presentano.
Del resto la vittoria giudiziale, quando ci sarà, comporterà dei costi non solo economici determinati dai cospicui risarcimenti, spese di giustizia, eventuale ripristino dei luoghi allo “status quo ante”, spese per le progettazioni e altro ancora, ma anche esponenziali ripercussioni negative sia sulla qualità della vita che in campo occupativo e socio-culturale.
E poi, una città, capolugo di regione, che ambisce a diventare “Capitale del Mediterraneo” non può procrastinare l’adozione importanti decisioni, il cui ritardo, segnerà inevitabilmente il suo futuro.
Quindi un invito a non esasperare le posizioni e a ricercare un momento di pacato dialogo e confronto, che, ne siamo certi, suggellerà la nascita anche di un possibile e doveroso “nuovo accordo” con buona pace della stragrande maggioranza dei cittadini degli imprenditori e dei propri rappresentanti isituzionali.

Prof. Roberto Copparoni
Presidente dell’Associazione Amici di Sardegna
Comitato Tuvixeddu Wive

15 febbraio 2007

MDC Architetti - Parlano i Progettisti del PIA - INTERVISTA


Qui di seguito pubblico un'intervista rilasciatami dalla MDC Architetti, ovvero Eliana Masoero e Livio De Carlo, Architetti progettisti del PIA di Tuvixeddu. L'intervista è stata fatta (per questioni di tempo e distanza) via email e, comunque, si tratta di un'intervista interlocutoria in quanto seguiranno quanto prima, maggiori approfondimenti sulle risposte.
SeuDeu

D- La proprietà di Tuvixedddu: breve storia dal 1980 ai giorni nostri.
R- Nel dopoguerra l’area era di Italcementi e della famiglia Mulas, che abitavano nell’omonima villa. Quando è finita la produzione, anni 80, hanno acquistato il gruppo Fiat, con Cualbu e altri imprenditori, soci di minoranza con piccole porzioni di terreno. Alla fine del 2005, mi sembra, Impregilo, società che nel frattempo era passata dalla famiglia Agnelli a Romiti, ha venduto la sua quota del 75% al gruppo Cualbu.

D-In quale stato si trovava Tuvixeddu nel periodo un cui è iniziato il progetto?
R-Diverse famiglie e alcuni gruppi di sbandati abitavano in varie casupole, tombe, negli edifici industriali dismessi. Montagne di spazzatura venivano gettate qua e là forzando continuamente i cancelli e le reti. Ma tutta l’area era, è ancora in alcune parti, letteralmente coperta di un bello strato di detriti di vario genere, sopra il quale nel tempo è cresciuta comunque un po’ di macchia.

D-Quando è iniziato il progetto?
R-Primo piano di lottizzazione, ad opera di professionisti cagliaritani: 1990. Secondo piano nel 1995, ad opera di Impregilo direttamente. Tra il 1997 e il 1999: Programma Integrato d’Area, PIA, firmato da noi.

D-Esistono documentazioni fotografiche da quel periodo ad oggi?
R-Certamente ci sono foto e dia, dal 1997 al 2007

D-E' vero che Coimpresa (o chi per essa) ha contribuito, a vario titolo, agli scavi archeologici sul colle?
R-Agli scavi direttamente no. Il PIA prevedeva la collaborazione, anche economica, tra pubblico e privato: al privato sono stati lasciata la Villa Mulas e le Casupole, con l’impegno di ristrutturarle per attività produttive aperte al pubblico.

D-Quanto ha influito, nelle trattative del progetto, il fatto che Coimpresa vantasse dei crediti nei confronti del Comune di Cagliari. A quanto ammontavano?
R-Coimpresa vantava circa 80 miliardi delle vecchie lire di crediti verso il Comune, per una vertenza riguardante gli espropri (con procedure sbagliate!) delle aree e per la costruzione dei quartieri di Edilizia pubblica. Non credo che abbia influito sulle quantità, sulle volumetrie, sulla qualità del piano, perché noi non abbiamo avuto nessuna interferenza da parte della proprietà( tanto meno del Comune, mai conosciuto il Sindaco) e non mi risulta che funzionari e tecnici di Comune e Regione abbiano fatto sconti o regali. Credo che abbia invece influito molto sulla effettiva decisione di concludere. Cioè ad un certo punto il Comune, Delogu, ha potuto mettere sul piatto la possibilità che il Consiglio comunale approvasse il Piano e quindi si firmasse l’accordo di programma in tempi ragionevoli invece che con mille ostruzioni…..Alla fine il Comune ha pagato circa la metà per le vertenze aperte.

D-Quante licenze edilizie sono state date a Coimpresa per edificare nell'area di Tuvixeddu? In base a quale normativa?
R-Coimpresa ha ottenuto la Concessione per il recupero di villa Mulas, per la costruzione del primo lotto delle residenze per studenti universitari, ERSU, alla calce idrata: mi sembra nel 2004 e\o 2005. poi non ritirate per diverse ragioni. Il permesso di costruire per l’unità E1 lungo Is Maglias, nel corso del 2006- non ricordo quando-, quando la RAS aveva dovuto ritirare la prima delibera di blocco, prima che emanasse la seconda o terza…Quale normativa? Quella vigente in tutta Italia, immagino. Non abbiamo procedure edilizie diverse. O meglio: tra il Piano Urbanistico, modificato notevolmente tra il 1998 e il 1999 a seguito della valutazione e verifica paesaggistica, che comprende il Progetto Norma che fissava, già nel 1999, le norme compositive, morfologiche, paesaggistiche, etc.e i progetti per permesso di costruire, sono stati fatti i Progetti per Parere preventivo di tutte le unità edificatorie, con approfondimenti paesaggistici, fotomontaggi, etc.tra il 2001 e il 2004. Quindi una procedura molto più lunga, fino ai progetti per permesso di costruire che passa comunque nuovamente al vaglio delle varie soprintendenze.

D-Quando è stato approvato il progetto definitivo? In base a quale normativa?
R-Il progetto definitivo ed esecutivo del parco sono fatti secondo Merloni e successive modificazioni.

D-E' stata verificata la sostenibilità ambientale del progetto? Da parte di chi?
R-E’stata fatta una lunga relazione sostanziale alla RAS, assessorato ambiente, con la quale si è dimostrato, credo nel 1999 o 2000, erano state fatte tutte le verifiche, inserite nel piano e nei vari progetti singoli. La sostenibilità come intesa oggi è stata verificata, con ottimi risultati da parte di un team del CNR.

D-Come mai dopo anni di assenso, è nato questo movimento "anti edilizia-sul-parco" dall'estate del 2006? Avete pestato i piedi a qualcuno?
R-Soru e Cualbu non si amano, questo è certo e credo che i tentativi di trovare un compromesso nell’ultimo anno abbiano fatto più male che bene. In tutto questo la qualità dei luoghi, dei progetti etc non hanno alcuna rilevanza.

D-Si fa tanto parlare di sostenibilità ambientale, cosa ne pensate del progetto per la ex area della cementeria (di cui nessuno parla), è sostenibile dal punto di vista ambientale?
R-Curioso: Soru si è fatto consigliare tutti grandi architetti che però sono notoriamente o indifferenti o violenti sull’ambiente \ sul contesto.

Che fine hanno fatto?

Mi risulta che i pezzi più pregiati rinvenuti a Tuvixeddu quali anfore, bicchieri, coppette, ampolle portaprofumi, lucerne, rasoi, armi, monete, pendenti in oro e in argento, collane, amuleti, scarabei, statuine e altri oggetti, tra i quali meritano particolare attenzione le uova di struzzo dipinte, alcune statuette del Dio Bes (divinità maschile risalente al V sec. a.C.), siano soltanto IN MINIMA parte esposte al museo di Cagliari, mentre siano esposte IN MASSIMA PARTE al British Museum di Londra.
E' vero?
Perchè se non è stato provato l'acquisto legale di un'opera d'arte.....è commercio clandestino. E, se non vado errato, in questo caso si deve restituire il maltolto al legittimo proprietario, cioè al Museo di Cagliari.
Aspetto riscontri

Fonte:
http://web.tiscali.it/gcc/
click su "Necropoli Tuvixeddu"

AGGIUNTA AL POST (16/02/2007)
Per risolvere il quesito è bastato contattare il British Museum per email.
La risposta è stata che le loro collezioni provengono da Tharros.
Quindi la notizia è priva di fondamento.
SeuDeu

Il coraggio delle proprie opinioni

Finalmente, dopo tanti comunicati stampa, lettere aperte, commenti più o meno anonimi, entrano in scena persone che hanno il coraggio di dire quello che pensano. Parlo del Professor Alfonso Stiglitz con cui, da questo pomeriggio sto avendo uno scambio dialettico su questo blog. Per quanto vi siano opinioni divergenti, vi è un REALE scambio di argomentazioni e punti di vista. Cosa che non vedo da parte degli altri attori di questa vicenda che, nella maggior parte dei casi, si sono eclissati.
Meditate gente, meditate.

Dedicato a chi ha fatto


Il sottotitolo di questo blog è: "Diffido sempre di chi ha sempre una verità in tasca", ebbene, fedele a questo detto guardo con molto sospetto a tutta questa serie di manovre mascherate da "salvaguardia del Colle".
Ho avuto modo di parlare con tante persone che per 10 lunghi anni hanno lavorato per portare alla luce l'insediamento archeologico di Tuvixeddu. Anni in cui era poco salutare recarsi al colle senza un'adeguata scorta. Anni in cui l'area era utilizzata persino come residenza di lavoro di prostitute ed in cui si svolgevano traffici al limite (ed anche oltre) la legalità. E' vero, come ha dichiarato la Angiolillo, che si era attrezzata una discoteca dentro una tomba (era una cosa risalente agli anni 70 per chi non lo sapesse) così come è vero che Tuvixeddu era diventato un "residence" per i diseredati. Nonostante questa situazione, i lavori sono andati avanti con entusiasmo (e pochi soldi) nel completo menefreghismo da parte dei vari amministratori (pochi soldi et similia). I vincoli, da parte del MBC sono stati posti sin dove era possibile, compatibilmente con le leggi vigenti in quel periodo. Alla fine, dopo tanti tira e molla, si è riusciti a mettere in piedi un progetto condiviso che, nel bene e nel male, ha cercato di (si parla sempre di un'area in possesso di privati e non pubblica) trovare un equilibrio tra gli interessi privati e gli interessi della collettività; progetto condiviso da tutte le parti. Durante tutto questo iter LegaAmbiente & Soci non si capisce dov'erano, idem i 59 saggi; forse erano ibernati da qualche parte, chissà.... Sicuramente non a sporcarsi le mani negli scavi. Il progetto del parco è stato realizzato dalla MDC Architetti e, oltre ad essere stato (dopo le solite mille modifiche) approvato dalle parti, è stato anche preso ad esempio come progetto innovativo, solo oggi ci si accorge che non è idoneo. Oggi (da agosto 2006) ci si sveglia, la RS nomina quattro esperti (di tutto tranne che del contendere), LegaAmbiente dà fiato alle sue trombe, 59 saggi (??) dichiarano che l'accordo è stato fatto a suon di mazzette e la RS vincola totalmente l'area e ne decide l'esproprio lasciando a portafogli vuoto tutti coloro traevano sostentamento lavorando in quell'area.
Ora si tratterà di di quantificare quanto costerà alla comunità questa mossa, le valutazioni delle cifre vanno da 250 a 400 MILIONI di euro (secondo i parametri presi in considerazione). Tanti soldi, forse troppi; una cifra che trasforma l'area di Tuvixeddu in una bellissima ed appetitosa torta le cui fette farebbero gola a tanta gente. Oltremodo mi suona molto sospetto l'aver voluto distruggere e delegittimare, pur di arrivare al blocco dell'area, tutto il lavoro svolto da tante persone nell'arco di dieci anni, volendo imporre la propria opinione, ovviamente non suffragata da fatti, come in un diktat che non ha niente a che vedere con una civiltà dove una scelta deve essere condivisa, non imposta.
Ho avuto modo, in questi giorni, di parlare con tante persone che, ciascuno per la loro parte, hanno lavorato alla realizzazione del progetto di Tuvixeddu e, nei loro racconti, ho sentito un'amarezza immensa, dovuta al sentirsi attaccati e distrutti dal lato professionale dopo aver profuso la loro professionalità in un compito in cui credevano veramente ed in cui hanno dato molto di più di quanto a loro venisse dato mentre i soloni che oggi pontificano sulla "salvezza" del colle, stavano da qualche altra parte a dire qualcos'altro perchè, sino ad oggi, occuparsi di Tuvixeddu non era molto appetibile.
A tutte queste persone che hanno reso possibile, sino a questo momento, la rinascita di Tuvixeddu, e hanno creduto al progetto, ritengo giusto vada un plauso ed un sostegno che va al di là di colori politici e di convinzioni personali ed a cui la collettività, gli piaccia o meno, deve molto.

14 febbraio 2007

I 59 Saggi (In fila per tre col resto di uno)

La citazione dei "59" saggi negli ultimi post ha scatenato una grandinata di email aventi lo stesso quesito: "Ma chi sono questi 59 saggi e cosa hanno fatto?".
Vi accontento subito: un salto nel sito www.regione.sardegna.it e cito testualmente:

La decisione del Presidente della Giunta Regionale della Sardegna, Renato Soru, di sospendere i lavori in corso, sulla base di nuove norme di salvaguardia, in viale Sant’Avendrace e nell’area di Tuvixeddu -Tuvumannu, dove il vincolo paesaggistico imposto nel 1997 non è riuscito a difendere uno dei più estesi monumenti funerari del Mediterraneo, costituisce, dopo anni di lassismo, la prima ferma risposta istituzionale ad una strategia di sistematica distruzione della memoria storica e del patrimonio archeologico della città. Essa è stata realizzata grazie alla pubblica, incestuosa e “concertata” collusione tra politici, imprenditori, funzionari con l’unico obbiettivo di privatizzare tutte le aree panoramiche e di pregio ancora esistenti ed ha trovato,costantemente e sistematicamente, plausibili e inattaccabili giustificazioni burocratiche per “legalizzare” il sacco urbanistico della città.
Ad eccezione delle aree militari e demaniali le zone non ancora cementificate all’interno del perimetro urbanistico della pretesa “capitale del Mediterraneo” sono infatti pochissime.
I sottoscritti, valutando positivamente la sensibilità dimostrata dal Presidente della Regione Sardegna a tutela del patrimonio culturale dell’isola e delle aree storiche e archeologiche più rilevanti e significative, plaudono a tale iniziativa e sperano che essa, ponendo fine alla colpevole inerzia degli organi amministrativi statali, regionali e comunali, possa costituire un significativo segnale di svolta nella politica di tutela del patrimonio storico, archeologico e ambientale della Sardegna.

Bruno Anatra
Gianfranco Tore
Giovanni Murgia
F. Atzeni
Sandro Maxia
Antonio Loi
Giovanni Ugas
Giancarlo Nonnoi
Luciano Marrocu
Anna Saiu Deidda
Franco Masala
Marisa Frongia
Simonetta Angiolillo
Luigi Leurini
Claudio Natoli
Antioco Floris
Cristina Lavinio
Roberto Coroneo
Patrizia Mureddu
Gian franco Nieddu
Antonietta Dettori
Ines Loi Corvetto
Laura Pisano
Antonio Trudu
Maurizio Trifone
Laura Sannia
Gabriella Da Re
Marinella Lorinczi
Barbara Fois
Massimo Arcangeli
Ignazio Putzu
Maria Sofia Casula
Nicoletta Da Crema
Antonella Marra
Franca Ortu
Placido Cerchi
Mariolina Falzari
Tonina Paba
Augusto Puxeddu
David Bruni
Maria Grazia Dongu
Franceso Asole
Andrea Maurizi
Gabriella Mazzon
Geoffrey Gray
Steve Buchledee
Marilisa Piga
Carlo Antonio Borghi
Felice Tiragallo
Elisabetta Marini
Tristano Gargiulo
Clara Incani
Mauro Pala
Nicoletta Puddu
Helmuth Moysich
Fabio Parascandalo
Angela Basso
Giovanna Caltagirone
Antonello Dessì


Riferimento web:
www.regione.sardegna.it/documenti/1_77_20070125170843.pdf

Commento: Se avessi scritto una cosa del genere sarei già in tribunale con una caterva di denunce per diffamazione. Cosa vuol dire essere "saggio"....puoi dare del ladro impunemente a chiunque e la passi liscia. O no?

Gli Esperti

Normalmente quando si chiama un esperto, ci si immagina che conosca, ovviamente, la materia su cui è chiamato a dare la propria opinione. Solitamente un esperto in una determinata materia ha delle pubblicazioni a suo nome sull'argomento in questione. Quindi, si presume, che un archeologo chiamato a dare la sua opinione su un determinato argomento abbia, perlomeno, pubblicato qualcosa in materia. Nel mondo normale un curriculum lo si deduce da questi parametri.
Andando a curiosare nel sito opac.regionesardegna.it; dove vengono catalogate tutte le pubblicazioni scientifiche (e dove sono reperibili) alla voce di ricerca "Tuvixeddu", i nomi di: Prof. Raimondo Zucca; Prof.ssa Maria Antonietta Mongiu; Prof. Ignazio Camarda, Arch. Sandro Roggio NON COMPAIONO. In compenso vi sono i nominativi di altre 18 persone che hanno pubblicato (molti con più pubblicazioni) materiale su Tuvixeddu.
Domanda: quali parametri sono stati adottati nella nomina dei signori sopracitati "in qualità di componenti nominati dalla regione ai sensi del comma 2 dall’art. 137 del Codice"?

Citazioni

Tratto da: "La pipì controvento" di Gavino Sanna:
....Maria Carta aveva detto in una delle sue ultime dichiarazioni che "In Sardegna l’invidia ne uccide piu' della malaria"...
Sempre attuale....

Non ci posso credere

Durante una ricerca mi sono imbattuto in questo articolo pubblicato qui: http://blog.libero.it/admetalla/1971362.html
che riporto integralmente senza alcun commento:

Progettopoli

L’idea dell’architetto brasiliano Da Rocha cancellerebbe l’immagine storica di via Roma. Tre grattacieli da costruire nell’area del porto. E Granara elabora il piano particolareggiato prima di approvare lo strumento regolatore. La prossima settimana l’esame in comitato della diffida Casic

Il piano regolatore del porto non c’è ancora, ma i progetti sono pronti. Il più maestoso prevede tre palazzi a torre di venticinque piani per complessivi mille appartamenti, tre edifici grandi come quello dell’Enel, da realizzare nel pieno dell’area portuale, destinati a oscurare la sky-line storica di via Roma. L’idea è dell’architetto brasiliano Paulo Mendes da Rocha, chiamato a pianificare l’area ex Sem dove sorgerà il campus universitario. Renato Soru gradirebbe e il presidente dell’Autorità portuale Nino Granara si è reso così disponibile ad assecondare gli orientamenti dei vertici regionali e del sindaco da elaborare il piano particolareggiato del porto prima che il comitato portuale approvasse lo strumento regolatore.

Sembra incredibile ma è così: stoppato il dibattito sul piano a causa della diffida inviata dal Casic, Granara si trova in mezzo al guado. Da una parte l’asse di potere cagliaritano che preme per dare il via al festival delle attività commerciali nell’area di via Roma, dove fra l’altro Giorgio Mazzella ha comprato il palazzo Cariplo e dove il presidente dell’Assoindustriali nuorese Salvatore Denti ha acquisito il grattacielo dell’Enel coi buoni uffici dell’ex assessore regionale Pietro Pittalis. Dall’altra il comitato portuale, che sullo strumento di programmazione vuole vedere chiaro e che non intende prendere sottogamba l’iniziativa legale di Sandro Usai.

La strada sembrava tracciata: una sbrigativa discussione sul piano regolatore e relativa approvazione. Poi subito lo strumento particolareggiato, già bello e pronto dal 28 agosto, concordato con le famiglie di imprenditori cagliaritani e ispirato dallo studio Boeri, graditissimo a Soru. Ci sono anche i progetti esecutivi, come se ogni decisione fosse scontata. Il gran finale doveva essere la riconferma alla presidenza dell’Authority di Nino Granara, aspirante chef nella grande abuffata prossima ventura, con l’imprimatur autorevolissimo di Soru. Uno scenario di perfetta ricollocazione dei poteri locali, con l’incrollabile Usai nelle vesti del guastafeste. Ancora forte abbastanza - ne riferiamo nel servizio sotto - da rimandare a casa con perdite sedici membri dell’assemblea del Casic, decisissimi su invito dei vertici regionali a sfiduciarlo e a votare contro il bilancio preventivo per favorire lo scioglimento del consorzio.

L’operazione politica è chiara: bombardamento sul Casic, proposta di acquisto di Tecnocasic con la mediazione di Gualtiero Cualbu, via libera sul fronte del porto e abbandono sostanziale dello scalo industriale, considerato poco attraente dai vertici regionali.

Ma torniamo ai progetti per l’area del porto, divenuta ormai il piatto forte nel desco dell’edilizia affaristica cagliaritana. L’architetto brasiliano Da Rocha, un simpatico signore di 78 anni, è arrivato in città insieme alla sua compagna quarantenne portandosi appresso una fama professionale inattaccabile. Ha lavorato alla baia di Montevideo, ha progettato opere di risonanza internazionale, è un uomo che conta nel panorama della grande architettura mondiale. Qui dovrebbe occuparsi dell’area dell’ex semoleria, il campus proposto dall’imprenditore dei rifiuti Romano Fanti che la Lega delle Cooperative vuole costruire da anni. Era stato l’allora presidente dell’Ersu Luigi Sotgiu a rallentare l’iniziativa, suscitando le ire di Fanti. Poi l’idea sembrava essere abortita. Niente affatto: è stata proprio l’amministrazione Soru ha dare l’accelerata finale e su quello spazio strategico, collocato alle spalle della stazione ferroviaria, l’architetto Da Rocha dovrebbe inventare un campus studentesco d’avanguardia. Poi però, rivolta un’occhiata professionale all’area del porto commerciale, l’anziano artista della progettazione ha pensato di allargarsi e ha proposto le tre torri. Appena quattro giorni fa Renato Soru, in un convegno pubblico al T-Hotel di Cualbu, ha chiarito che Da Rocha lavora per il campus mentre le altre idee rappresentano soltanto un sogno affascinante. Non ci sarebbe, in sostanza, l’intenzione di realizzarle. Eppure il progetto esiste e risulta una fretta micidiale, da parte di Granara e del suo staff, di andare avanti con gli strumenti di programmazione.

Siamo solo alle prime battute del confronto: la prossima settimana Granara porterà i suoi avvocati in comitato portuale per cercare la via d’uscita dalla diffida al fulmicotone sparata dall’avvocato Sergio Segneri per conto di Usai. In comitato troverà un ambiente freddo, perchè l’idea di andare avanti con la pianificazione prima di ottenere il via libera dal parlamentino del porto non è piaciuta. E’ come se Granara avesse acquistato un volo Roma-New York dando per scontato che sul Cagliari-Roma ci fosse posto: brutti scherzi della continuità territoriale, ora il presidente è in una scomodissima lista d’attesa.

Mauro Lissia

abstract: La Nuova Sardegna del 1° dicembre 2006

Lo sfogo di chi ha lavorato a Tuvixeddu

Ricevo, da parte di Roberto Copparoni, una lettera aperta (data 9 Febbraio 2007) firmata da Stefania Dore ed Anna Luisa Sanna, Archeologhe impegnate negli scavi del (ex?) Parco Archeologico di Tuvixeddu che pubblico integralmente:

IL COLLE SALVATO, IL PARCO RUBATO.
Ci si appresta a pianificare le operazioni di chiusura e annullamento del parco archeologico di Tuvixeddu, a vantaggio del grande parco regionale di Cagliari.
Quanti hanno fatto parte per tre anni di questo progetto escono di scena subbissati dalle impietose critiche di chi vede incarnati nell'operato altrui la frustrazione dei propri sogni e desideri, di chi, nascosto dietro una malcelata presunzione, giudica e talvolta disprezza gli studi, gli sforzi, la dedizione e l'impegno che tante persone hanno dedicato alla realizzazione di un progetto che, pur non pretendendo di essere universalmente condiviso, rispondeva in maniera puntuale e precisa alle esigenze di parco.
Anche chi come noi non ha studiato architettura potrà intuire, che il Parco di Tuvixeddu non può avere le caratteristiche proprie di una riserva del WWF, essendo all'interno di un contesto urbano.
Perchè illudere con romantiche velleità fanatico naturalistiche i futuri fruitori, che la domenica mattina, dotati discarpe da trekking, avrebbero scalato i costoni candidi del colle di Tuvixeddu "appositamente non dotati di sentieri che potessero renderne agevolmente percorribile l'area". Per visitare poi una necropoli inaccessibile, "le cui tombe sarebbe parso piu' opportuno non scavare per preservarne l'integrita' delle superfici di strato" e che, di conseguenza, esigue informazioni di natura scientifica avrebbero dato al progresso della ricerca (salvaguardando di contro un'importante interfaccia stratigrafica di rifiuti, utilissimi alla ricostruzione dell'evoluzione degli insediamenti nel sito in questione e della plurisecolare opera di saccheggio).
Dal 16 gennaio a oggi si sono susseguite riunioni, sopralluoghi, conferenze, manifestazioni, volantinaggi e chi ha potuto ha espresso i pareri più disparati sul progetto piu' discusso degli ultimi mesi (banale e quasi patetico e' chiedersi donde giunga l'improvvisa e appassionata vocazione archeologica di tanti ambientalisti e sopratutto perche' laurearsi e specializzarsi quando in realta' in alcuni casi sembra essere sufficiente avere una certa dose di sensibilita' e un po' di buon gusto per assurgere alla nomina di esperto e quindi pretendere di sapere come e dove fare le cose). Chi, come noi, faceva parte di questo gruppo di professionisti defraudati e denigrati, ha visto pubblicate le notizie piu' diverse, il piu' delle volte faziose, volutamente viziate da un linguaggio che distorceva parole e luoghi, che "al tratto distintivo del colle, la cupezza e l'inquietante senso di desolazione dei luoghi", associava l'estremamente piu' cupa ombra di "incestuose e concertate collusioni" che "59 studiosi" hanno visto fortunatamente sventate "dopo anni di lassismo" (e tre anni di duro lavoro), da una svolta nella politica di tutela dei beni culturali che e' sfociata nella delibera regionale n.5/23 del 7 febbraio 2007.
Per ora si vede solo la fine di un progetto, che da qui a un anno sarebbe stato un parco, frutto prezioso di una intelligente mediazione fra pubblico e privato, che se intesa - e qui ci si rende conto di chiedere un grosso
sforzo - nell'accezione positiva del termine avrebbe garantito un risultato concreto.

Stefania Dore
Anna Luisa Sanna
archeologhe del parco archeologico naturalistico di Tuvixeddu

L'opinione di Amici Di Sardegna

Ricevo stamane questo comunicato stampa da parte di Roberto Copparoni che pubblico volentieri integralmente:

Comunicato Stampa: Tuvixeddu il parco mancato o colle salvato?

Nel prendere atto del lavoro realizzato dalla Commissione Regionale del Paesaggio, sul quale ci si riserva valutarne i contenuti, si segnala che il nuovo concetto di bene culturale è vecchio, almeno per tutti coloro che, come noi, da decenni parlano di bene culturale come risorsa ambientale umana, intimamente collegata all’ambiente naturale di cui ne è espressione.
Fra coloro che ci hanno creduto ci sono anche tutti coloro che, silenziosamente e senza tanto clamore, in questa sorta di “via crucis”, hanno lavorato nel corso di tre anni per portare alla luce le 800 tombe che fino a ieri non erano mai state scavate in modo scientifico. Ci riferiamo agli Archeologi ai tecnici e agli operai che hanno “lavorato per davvero” per il “museo a cielo aperto”, a tutti coloro che 10 anni fa lottarono, per l’apertura della necropoli di Tuvixeddu in occasione della 1° edizione di Monumenti aperti.
Ma questa è un'altra cosa…
Ora ci sono “59 saggi” che “oggi”, quasi in rassegna e all’unisono, fanno sentire il peso della loro autorità.
Ma ci domandiamo: cosa hanno fatto questi studiosi in tutti questi anni di “silenzi isituzionali?”

Da tempo, infatti, e in più occasioni, abbiamo suggerito agli esperti e a coloro che si fregiano di esserlo, di pensare ad una visione meno museale e statica del “bene culturale” che sia più consona ai tempi e vicina alle tematiche della fruizione e dell’utilizzazione della “risorsa” sia essa umana o naturale, al fine di stimolare una differente “percezione” sociale, basata sulla consapevolezza e condivisione dell’importanza che questa deve rivestire per la collettività.
Da bene a risorsa, dunque, come vera e propria “leva strategica” sulla quale fondare ogni possibile processo di futuro, sostenibile sviluppo.
Peranto non crediamo che con una azione di esproprio possa ritrovarsi un libero consenso che, agli occhi di buona parte della opinione pubblica, viene “percepito” più come una ennesima azione di forza che potremo chiamare “ il parco mancato”, dettata non tanto o non solo da nobili principi che potremo chiamare “il colle salvato”, ma da una “idea” giustizialista che non rende giustizia neppure al buon senso che dovrebbe guidare l’azione di una dirigenza istituzionale illuminata e lungimirante che fra le altre cose ha il dovere di guardare sempre ai “reali bisogni” percepiti della collettività e espressi da “questo particolare territorio”. Oggi più che mai terra di confine.
Sarebbe stato molto meglio non “usare” tuvixeddu come poligono demagogico o cavia per le grandi manovre politiche che ben si vedono all’orizzonte, almeno per chi sa guardare oltre il proprio naso.
Roberto Copparoni
Amici Di Sardegna ONLUS

13 febbraio 2007

Fatemi capire...

Fatemi capire: il Parco di Tuxiveddu è di 20 ettari, il terreno dove si deve costruire (e non c'è NULLA di rilevanza archeologica) è di 3 ettari. Si è bloccato tutto e si procede all'esproprio per 3 ettari? Questo significa che i 20 ettari passati dal privato al pubblico, ritornano al privato e vengono espropriati in blocco con un costo (calcolato al ribasso) di 200.000.000 di euro (comprensivo di annessi & connessi), a questo (andando bene) si dovranno sommare altri 50.000.000 di euro per rifare il parco (disfa & rifai) nella versione che più aggrada agli esperti.
Orbene, per avere 3 ettari in più che, in ultima analisi, non servono a nulla si deve spendere una cifra del genere? Da dove verranno presi (se non dalle nostre tasche)?
A questo punto Tuvixeddu sembra sempre più una gigantesca torta alla panna.....

LETTERA APERTA A GIORGIO TODDE

Ricevo dagli Architetti Livio De Carlo ed Eliana Masoero questa lettera aperta a Giorgio Todde che pubblico integralmente:

Alle parole di Giorgio Todde non possiamo che rispondere in forma pubblica.
I capricci ci hanno insegnato a non farli quando eravamo bambini e non è certo in questo difficilissimo e faticoso mestiere che ce li possiamo permettere. Noi architetti abbiamo ben imparato quali sono le conseguenze dei nostri segni, come Todde probabilmente sa che le parole scritte, specialmente sui quotidiani, da chi gode di stima e benevolenza, non modificano paesaggi ma influenzano le coscienze e possono fare anche molto male. I commenti sulla regolarità delle carte si aggiungono a parole come “incestuosa pubblica collusione” firmate dai 59 “intellettuali” sardi e ospitate nel sito ufficiale della RAS a proposito dell’Accordo di programma e ci hanno fatto accapponare la pelle: per chi le ha scritte, per i cittadini che le leggono. A noi suscitano solo profonda tristezza.
Noi e tutti coloro che hanno vissuto in prima persona le fasi di questi intensi 10 anni, ricordiamo ancora l’entusiasmo provato quando finalmente, non solo l’area della necropoli allora già nota e soggetta a vincolo, ma una piu' vasta porzione di territorio con valenze paesaggistiche e ambientali, passava dalla proprietà privata a quella pubblica! E ricordiamo con quanta attenzione abbiamo letto i segni e indagato il territorio per capirne la natura e la complessità, per trovare i modi di tutelare un patrimonio al centro di una città e nello stesso tempo valorizzare un’area violata nel recente passato, isolata ed esclusa, attraversata da passi perduti che ne segnavano un uso clandestino. Quei segni di percorsi, di reti divelte, di tombe abitate ci hanno guidato attraverso la sua lunga storia. La città “civile” al contorno gli voltava le spalle, mentre un’altra società ne occupava gli spazi; un’umanità derelitta se ne appropriava. Nel catino i ragazzini giocavano a calcio, mentre altri alla luce del sole tenevano i loro traffici illeciti e intanto i bambini attraversavano la necropoli per raggiungere la scuola o gli amici. Era evidente che tutta l’area avrebbe dovuto essere permeabile, per dare a quei bordi la completezza che era loro mancata per anni, per dare dignità a percorsi monchi, per restituire all’uso pubblico un’area privata e abbandonata. Perciò c’è stato un confronto continuo con tutti gli interlocutori pubblici competenti e non certo con l’imprenditore (la proprietà di allora non era per nulla interessata a un’area che già aveva ceduto). Forse altri modi e altri progetti erano possibili, ma nel nostro lavoro ad un certo punto tutte le idee, i vincoli, la ricerca, le questioni economiche, la sicurezza e la tutela, la futura gestione dei luoghi e il loro invecchiamento, i tempi della burocrazia, tutto si deve comporre in un delicato puzzle affinchè gli intenti diventino realtà. Di quella realtà l’architetto risulta il piu' evidente autore e spesso capro espiatorio. Per quanto riguarda il “giardinetto” (come Todde definisce i 3 ettari del Catino) potremo riparlarne se e quando gli abitanti dei quartieri limitrofi e i visitatori irritati e sdegnati, lo diserteranno. Per la messa in sicurezza e l’accessibilità dei luoghi anzichè “mattoni e cemento”, abbiamo usato le stesse pietre calcaree dei colli e ora ci si lamenta che il colore non piace: brutti scherzi della natura! Sul colore della terra di coltivo ancora gli architetti non possono fare molto per soddisfare esigenze cromatiche dei singoli. Avremmo potuto realizzare gli interventi necessari e poi riportare tutto a un finto degrado per ricreare l’ambiente decadente e un po' inquietante cui sembrano essere affezionati alcuni conservatori. La consolante conservazione dell’abbandono, il fascino desolante della rovina avrebbero potuto indicare un’altra via possibile: conosciamo bene questi sentimenti, ma altrettanto bene la complessità sociale della città e quindi argomenti quali “piazzette di periferia, parco attrezzato da sobborgo” ci sembrano poco utili alla causa e al futuro di Tuvixeddu. E' sensato definire “vezzi, capricci, ghiribizzo di un architetto”, il lavoro appassionato di tante persone che con sensibilità e competenza, si sono confrontate sul progetto, sono state controllate, guidate, talvolta bacchettate dalle istituzioni pubbliche che a diverso titolo si occupano del territorio e della sua tutela?
Se chi parla di valorizzare Tuvixeddu avesse la pazienza per capire quanto è già stato fatto, non farebbe che aiutarne la salvaguardia. Il Parco pubblico era quasi pronto; le azioni in corso in questi giorni “regaleranno” alla città, a carissimo prezzo, anni di blocco e inevitabile degrado, forse con esclusivo vantaggio dei migliori studi legali.
Concludiamo dicendo che leggeremo ancora i libri di Todde, certo con altri occhi, e che ci piacerebbe mostrargli dove, secondo noi, la volgarità vera e l’ignoranza si nascondono insidiose, pronte ad assalirci e a sommergerci.

Livio De Carlo, Eliana Masoero
Progettisti del piano di riqualificazione urbana ed ambientale dei Colli di Sant’Avendrace
Progettisti del Parco Pubblico di Tuvixeddu

Tuvixeddu: identità e paternità

Ricevo, con molto piacere da parte degli Architetti Livio De Carlo & Eliana Masoero il testo integrale della risposta a Todde, pubblicata parzialmente da alcuni quotidiani e lo pubblico nella sua completezza.

Tuvixeddu: - Identità e paternità
Un nome che non piace al Principe

MACRO, MAXXI, MOCA, MOMA, MAHE, acronimi per grandi musei
MANTX Museo Archeologico Necropoli Tuvixeddu
PANTX Parco Archeologico Necropoli di Tuvixeddu
In questi acronimi contemporanei c’è la memoria e l'unicità di Tuvixeddu. Cambiare il nome in Karalis è non solo mancanza di rispetto per il “luogo sacro”, ma anche insensato dal punto di vista della comunicazione
Karalis! A Cagliari qualsiasi cosa si potrebbe chiamare così: una associazione sportiva, un’agenzia turistica, un ristorante di pesce....., a chi frequenta i musei del mondo sembra un grande passo indietro. Ma tutto serve per cancellare ciò che altri avevano fatto prima, è necessario ora screditare chiunque vi sia stato coinvolto, a qualsiasi titolo.
Le opere pubbliche in corso a Tuvixeddu guardavano lontano, al circuito culturale internazionale.
Sembra che dopo il verde pubblico anche gli acronimi devastino il paesaggio e si debba arrestarli.
Ora, in un impeto di magnanimità, si vuole regalare a Cagliari un Parco di cui non si ha paternità. Quattro tra gli esperti nominati stabiliscono che quanto fatto fin’ora non piace: dopo l’editto bulgaro arriva la delibera bulgara.
Quando eravamo ragazzi speravamo per il nostro futuro una sana politica, democratica e partecipativa.
Allora c’erano i “vecchi” della politica, ora ci sono i nostri coetanei, ma nulla è cambiato: i giochi di prestigio e l’illusionismo saranno sempre gli strumenti di una politica usata per vincere le guerre.
A Tuvixeddu serviva un affaccio su S.Avendrace dove alcuni lotti contengono davvero delle tombe.
Coimpresa in questo non c’entrava nulla e nulla avrebbero potuto Comune e Soprintendenze senza cospicui fondi regionali o statali. Per aggiungere qualche numero civico non era necessaria questa scellerata azione di forza.
Verso S.Avendrace ogni fronte di cava rivela, come una sezione grafica, i pozzi e le camere funerarie, sui costoni di Is Maglias no. La necropoli di Tuvixeddu non guadagnerà nulla di piu' dalla zona di Is Maglias dove l’attività di cava ha asportato uno strato di roccia profondo decine di metri e con esso le tracce del passato.
Nel PPR si definiscono “Aree degradate o radicalmente compromesse da attività antropiche pregresse”.
La strada nel canyon non l’ha certo voluta Coimpresa, il fondo cieco della Via Falzarego non è un problema di Coimpresa. Allora perchè bloccare il progetto di Coimpresa?
Il PANTX era di 20 ettari ed era quasi ultimato, Karalis sarà forse di 23 ettari ma non sappiamo come sarà e quando sarà. Se si annulla l’accordo di programma, le aree ora pubbliche torneranno al privato.
Dover espropriare al privato aree che erano già pubbliche, fermare un parco per il troppo verde, cancellare il nome di Tuvixeddu!
E’ tutto talmente paradossale che se non fosse tragico sarebbe davvero ridicolo.

Livio De Carlo Eliana Masoero
Progettisti del Parco Archeologico, naturalistico, urbano della Necropoli di Tuvixeddu